bdsm
Sottomessa al Piacere - La Ginecologa #7
giorgal73
26.01.2026 |
15.179 |
3
"«Abbiamo terminato? È soddisfatta?» Le sue dita tracciano lentamente cerchi sulla pelle umida della coscia della dottoressa, lasciando scie invisibili di brividi sulla carne ancora pulsante..."
*** MARTA ***La mia faccia si contrae in una smorfia che non riesco a controllare: è un misto di dolore lancinante, piacere che mi squarcia le viscere e un rimpianto amaro che mi sale in gola come bile. Ho capito tutto troppo tardi, ma ormai è tardi per fermarmi, per fermarle.
La mia fica, esposta al mondo, spalancata come una ferita aperta, si stringe sulle mani di Daniela in un tentativo disperato di ingoiarle, di farle mie, ma ogni spinta è una scarica elettrica che mi fa urlare parolacce dal profondo dell’anima. L’interno delle mie cosce è un disastro, grondante di gocce trasparenti che sembrano schiuma di mare agitata, e quando sento la lingua di lei infilarsi lì, dove nessuno ha mai osato, il mio corpo tradisce ogni resistenza.
Le sue labbra umide si coprono del mio sapore salato e caldo, e io mi sento sciogliere, consumata da quel succhiare forte, insistente. Stacca solo per un secondo, e io già lo imploro dentro di me di tornare, ma quando lo fa è con un ardore che mi fa piegare in avanti, agitando le braccia come un animale impazzito.
«Basta, basta così, ti prego!» grido con la voce che si spezza, ma Daniela non ride più. La sento afferrarmi per i capelli, tirarmi la testa indietro con forza, e poi la sua lingua si infila nella mia bocca con ferocia, mentre la mano che prima era nel mio culo ora mi tappa le labbra, soffocandomi i gemiti. L’altra mano continua a esplorarmi la figa, spingendo fino a far scrocchiare l’osso pubico, e i miei polsi si tendono come corde pronte a spezzarsi. Sento il mio cuore battere forte contro il suo labbro, i miei occhi si fanno mollicci di piacere puro, e uno spasimo mi corre lungo la colonna vertebrale come una frusta.
«Mettile la figa sulla faccia, falla soffocare mentre la farò godere» ordina Daniela, la voce bassa e roca come sabbia strofinata su vetro, gli occhi neri che brillano di fame predatoria. Sento mani afferrarmi i fianchi, tirarmi verso di lei, e la mia figa gonfia si appoggia sulle sue labbra come un peso inevitabile. Il calore del suo viso mi avvolge, il suo odore mischiato al mio mi riempie i polmoni, e il mondo si restringe a quel contatto umido, pulsante, che mi fa ansimare.
Il mio respiro è diventato una cosa viva, animale e refrattaria a ogni controllo, un soffio caldo che rimbalza contro carne umida e torna indietro come vapore profumato di muschio. Ho la sua figa schiacciata sulle labbra – calda, pulsante, con pieghe morbide – e la affronto come se dovessi sopravvivere divorando la fonte stessa del mio ossigeno. Soffoco, letteralmente: le mie narici sono invase dagli umori di Michela, un nettare denso e salato che mi cola fin dentro la gola, mentre la vulva gonfia preme contro il mio viso come un frutto troppo maturo. Devo aprire la bocca per respirare, sentendo sulla lingua il sapore metallico e dolciastro del suo piacere. Michela si strofina su di me con movimenti ondulatori e spasmodici, il clitoride turgido che sfrega contro la punta del mio naso come un piccolo ciottolo liscio e bollente.
Daniela gioca le sue carte da oltre: le dita che un attimo prima mi scavavano si fanno ora scalpello per aprirmi dall’interno. Il polso fa leva come uno stantuffo ben rodato, e la mia fica si dilata in uno sberleffo della fisiologia che dovrebbe appartenere solo ai manuali di ostetricia patologica. Ma qui è reale, caldo, vivo, pulsante, e il rumore che ne viene fuori – uno schiocco, uno squelch, un gemito sordo – entra nella mia testa e mi fa vibrare come un tamburo in una processione di santoni rabbiosi.
Sono giunta al limite. Il mio corpo trema come un violino sotto l’archetto di un maestro impazzito, ogni muscolo teso fino allo spasimo. Ondate di calore mi attraversano dalla nuca fino alle dita dei piedi che si arricciano involontariamente. L’orgasmo mi devasta come una tempesta che spazza via ogni pensiero razionale, amplificato dalla mancanza di ossigeno che mi fa vedere stelle bianche dietro le palpebre. La mia pelle è ipersensibile, ogni cellula urla di piacere. Sento la mano di Daniela abbandonare lentamente la mia figa pulsante e fradicia, lasciando un vuoto doloroso, mentre la sua lingua avida e la sua bocca calda rubano il mio essere liquido, bevendo ogni goccia della mia essenza come fosse nettare sacro.
L’urlo congelato resta incastrato, vibra nella mia trachea, una nota di dolore-estasi che non lascia uscire altro. Vengo così forte che perdo la cadenza della realtà: la mascella si irrigidisce al punto che temo possa spezzarsi, le pupille scoppiano in fuochi d’artificio dietro le palpebre serrate, accecate dal brillio lattiginoso della goduria e dell’asfissia. La figa di Michela mi si stampa di traverso sulle labbra; la apro a morsi e leccate, divoro tutto e lei, sopra di me, si muove come posseduta da uno spirito animale. Le sue cosce nude mi serrano la testa, la sua vulva schiaccia il naso e mi costringe ad aprire la bocca ancora di più, sottomessa all’urgenza della sua padrona e della mia stessa sete. Inspiro, bevo, ingoio ogni residuo dei suoi umori; il getto bruciante del suo orgasmo mi lacera il palato, lo sento filare dritto fino alla pancia e poi ancora più giù.
La fame di ossigeno mi fa tremare, batto le ali delle narici contro la sua carne, ma il piacere è più forte del panico e non voglio allontanarmi; voglio restare soffocata, annientata, rimbecillita dai suoi umori che mi colano tra i denti e mi bruciano anche l’anima.
Daniela continua a dissetarsi da me, la lingua calda e avida che raccoglie ogni goccia come se fosse nettare prezioso. Sento il suo respiro caldo contro la mia pelle ipersensibile mentre Michela si alza lentamente, i muscoli delle sue cosce tremano visibilmente per lo sforzo. Riprendo a respirare con sollievo, l’aria fresca che brucia nei polmoni privati troppo a lungo dell’ossigeno, ma la tregua dura poco. Con movimenti felini, Michela si inginocchia davanti a me, le pupille dilatate e lucide come pozze d’inchiostro. La sua mano destra, dalle dita lunghe e affusolate, si fa strada dentro la mia figa ancora pulsante e gonfia, entrando con una facilità oscena che mi fa gemere di vergogna e piacere. Inizia a pomparmi con un ritmo implacabile mentre la sua padrona continua a bere avidamente, le loro bocche che lavorano in perfetta sincronia sul mio corpo tremante.
*** MICHELA ***
Io sarò pure una cagna affamata di piacere, ma la dottoressa è una vera troia lesbica con quella faccia contorta in un’estasi finta. Guardo le sue labbra tremanti, gli occhi che rotolano all’indietro mentre la mia mano scompare dentro di lei fino al polso. Fa finta di soffrire mentre la fisto, ma il modo in cui il suo corpo si apre, avido e bagnato, tradisce ogni sua pretesa di resistenza.
«Non hai mai visto una troia così affamata, hai capito adesso chi comanda?» dice Daniela, ma è più un ringhio che una domanda. Sento un’onda di rispetto, forse di affetto, per questa donna che sa creare e distruggere mondi coi soli muscoli delle mani e della voce. La sua forza mi folgora, ma mi brucia dentro anche la consapevolezza che adesso la sua attenzione è tutta per me – e questo, cazzo, è meglio di qualsiasi orgasmo abbia mai provato.
Più affondo la mano più la sento spalancarsi, spalare la carne come uno scavatore in una cava di pietra. C’è un momento in cui sono certa che si spezzerà, che il suo bacino si frantumerà in frammenti di osso a spargere orgia sulla pelle lucida e madida. Ma lei spalanca la bocca, respira a scatti e mi supplica, con quella voce che sembra venire da un punto remoto del cranio, di non smettere, mai, cazzo non smettere mai. Mi spingo in profondità, giro piano il polso, sento la parete interna bruciare e pulsare sui dorsi delle dita. La sento gorgogliare, un rantolo basso che si trasforma in singhiozzo, e solo allora capisco che sto per portarla oltre il punto di non ritorno.
Daniela mi guarda con la soddisfazione della cacciatrice che addestra il cucciolo: mi afferra la spalla e mi sussurra all’orecchio, piano, con la melodia di chi conosce tutte le note del dolore: «Così, brava. Adesso portala dove non è mai stata. Falle sentire che, anche quando crede di sapere tutto, c’è sempre una nuova voragine da esplorare.» E affonda la lingua di nuovo nel culo della dottoressa: ci affonda con avidità, la lecca a fondo, spinge la punta e la fa roteare mentre io fisto con movimenti sempre più ampi.
Quando la sento stringersi al mio braccio, come un cobra che finalmente ha deciso di non lasciare più la preda, so di avere vinto. La sua fica si contrae ritmicamente, le cosce mi schiacciano le dita, i suoi muscoli vibrano in una serie di picchi che quasi mi fanno male. Sento la mano di Daniela che colpisce, a schiaffi sempre più rapidi, il culo della povera Marta; a ogni colpo la sua stretta aumenta. Il rumore è sordo, come una pelle di tamburo, e il rosso si spande subito sulla natica; la cosa strana è che anche il mio corpo risponde a ogni colpo, come se ci fosse una connessione. Vengo di nuovo senza toccarmi, l’orgasmo mi strappa dal centro e mi lascia con la testa che ronza e gli occhi che faticano a stare aperti. Vedo la schiena della dottoressa contorcersi, la sua figa che schizza caldo sulle mie nocche, la pelle delle sue cosce lucida e rigata dai fluidi, e sento le sue urla basse, quasi un rutto di piacere, più animale che umano.
Il tempo si ferma come cristallo liquido. I nostri corpi in stasi, madidi di sudore e fluidi, tremanti ancora nell’eco degli spasmi, i nostri orgasmi eletti a puro piacere perpetuo che pulsa nelle vene come veleno dolce. Fisso Daniela, la sua pelle lucida sotto la luce fioca, e con voce angelica che stride contro la mia gola riarsa: «Padrona, la visita è finita?» Mi guarda con occhi torvi, ma dopo alcuni secondi una risata bassa, quasi un ringhio felino, scuote il tempo che riprende a muoversi come sabbia in una clessidra rotta.
«Dottoressa, lei che dice?» sussurra Daniela, la voce roca e bassa come velluto strappato. Si passa la lingua sulle labbra ancora lucide, gli occhi scuri fissi sul volto arrossato della donna davanti a lei. «Abbiamo terminato? È soddisfatta?» Le sue dita tracciano lentamente cerchi sulla pelle umida della coscia della dottoressa, lasciando scie invisibili di brividi sulla carne ancora pulsante.
«Purtroppo ho un’altra visita tra quarantacinque minuti e devo riordinare.» La dottoressa si passa una mano tremante tra i capelli umidi, le labbra ancora gonfie e arrossate. La sua voce è un filo sottile che si sforza di ritrovare un tono professionale mentre il petto continua ad alzarsi e abbassarsi in respiri irregolari. «Quindi direi che per oggi abbiamo… finito.»
Io e Daniela raccogliamo i nostri pochi indumenti sparsi sul pavimento freddo dello studio medico, le dita ancora tremanti per l’adrenalina. Li indossiamo in un silenzio carico di elettricità, interrotto solo dal fruscio della seta sulla pelle umida e dal nostro respiro ancora irregolare. Qualcosa però mi disturba, un’assenza che percepisco ma non riesco a identificare. Scruto la stanza con occhi ancora annebbiati dal piacere finché il mio sguardo non si posa sul tavolo in acciaio: lì, lucido sotto la luce clinica, il mio plug anale riflette la sua superficie come uno scarabeo d’argento. Mi mordo il labbro inferiore, ancora gonfio dai morsi di prima, e sussurro con voce roca: «Padrona, puoi rimettere il plug nella sua dimora naturale?»
Parte 7 di 8 - Continua
*** NOTE ***
Questa nuova storia di Michela torna a essere incentrata sul rapporto di dominazione a tema lesbico, esplorando dinamiche di potere intense e relazioni asimmetriche tra donne, dove il consenso si intreccia con l'abbandono totale e la sottomissione volontaria. Vi ricordo che la storia (vera) è stata vissuta negli anni Novanta del secolo scorso, un periodo profondamente diverso dall'attuale: non c'era l'ubiquità di internet e dei social media, che oggi facilitano comunità sicure e anonime per esplorare kink e orientamenti sessuali; al contrario, le esperienze BDSM e lesbiche dovevano navigare in un contesto sociale più conservatore, spesso ostile, con pregiudizi diffusi e una visibilità limitata per la comunità LGBTQ+. Le leggi dell'epoca erano meno protettive in termini di diritti individuali e privacy – ad esempio, non esistevano normative avanzate contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o regolamenti specifici per locali alternativi – rendendo ogni incontro un rischio calcolato, con potenziali conseguenze legali per atti considerati "osceni" o "immorali". L'esibizionismo emerge come elemento integrante, non solo come atto di provocazione erotica ma come sfida audace alla norma sociale, amplificato dalla dominazione che impone umiliazione pubblica e esposizione vulnerabile. Gli ambienti ritratti, come club sotterranei o periferie industriali, erano meno protetti e regolamentati rispetto ai moderni spazi safe con codici di condotta e safe word standardizzati, dove la sicurezza fisica e psicologica non era sempre garantita, aggiungendo un velo di pericolo reale che intensificava l'adrenalina e il brivido dell'esperienza.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
ginecologa lesbo dominazione sottomissione orali multipli fisting soffocamento consensuale studio medico
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Sottomessa al Piacere - La Ginecologa #7:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
